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Smanga la lèsna – Serata dialettale

La Noga, Villadossola. Il secondo meeting della presidenza Bensi ha riunito il club in quella porzione di territorio ossolano che scherzosamente il cerimoniere Verdi ha definito il “granducato Sarazzi”; per la precisione alla Noga, sotto l’omonima chiesa, in vasti locali dalle volte e dai muri in pietra dove, fino al 1909 (ha raccontato Adriano), ha tenuto consiglio il comune di Villadossola; e dove, dal novembre 2024, ha aperto i battenti il Museo del Tempo.

Sorto grazie all’iniziale spunto dell’anima storico – culturale della Noga, Giulio Tonelli, il museo non si limita a celebrare il passato materiale della comunità villese; ma, intelligentemente, lo inserisce all’interno di una triplice ruota: della vita umana, della giornata lavorativa e delle stagioni.

Una “triplicità” idealmente rappresentata dalla stessa famiglia Sarazzi presente con tre generazioni: Adriano e Olga, cortesi “padroni di casa”; il figlio Francesco, impareggiabile chef della serata; ed i nipoti Silvia e Enrico, addetti di sala.

Come consuetudine, prima di passare alla degustazione della cena “piemontese” il Presidente ha rivolto il suo saluto ai numerosi soci presenti ed agli ospiti: Daniela Borri e Silvano Ragozza.

Bensi ha, inoltre, rimarcato l’importanza della serata del 28 novembre, quella cena “al buio” che in molti aspettano con curiosità di esperire, ma il cui significato valoriale supera di gran lunga il contesto scenografico all’interno del quale si svolgerà.

Breve digressione.

Gentile socio – lettore, intanto che Olga spiega gli ingredienti del “serpentone” (il piatto, tipico di Antronapiana, cucinato per San Lorenzo) e Adriano ricorda come nei locali adibiti a sala da pranzo un tempo si macerava la canapa e si teneva “viva” la calce, ti starai, forse, chiedendo cosa vuol dire quel Smanga la lèsna posto in capo al titolo.

Beh, non chiedere a ChatGPT, che tanto non conosce il dialetto della Noga; piuttosto, interpella Bruno Stefanetti. Neanche lui è della Noga, però, qualcosina in più della AI la sa.

La serata è proseguita con una divertente mise en scène a cura di Daniela Borri e Silvano Ragozza, sorta di Sandra (Mondaini) e Raimondo (Vianello) in salsa vernacolare.

In un abile, e dinamico, gioco di rimandi i due studiosi hanno fatto sorridere – e ridere –  i presenti snocciolando il variegato – e polisemico – repertorio dialettale ossolano, prendendo spunto dalle diverse stagioni della vita. 

Per molti l’evocazione di certe espressioni ha avuto l’effetto di un “amarcord” dolce-amaro, di quando il dialetto era di uso corrente in famiglia e nel contesto sociale; per quelli nati dopo o, semplicemente, non adusi al dialetto ossolano, resta l’impressione di un linguaggio immaginifico e creativo, a tratti fulminante nella metaforica precisione con cui è stato capace di cogliere la fisionomia esteriore ed interiore dell’animo umano.  

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Lions Club Domodossola
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Presidente Cesare Bensi