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La Noga Serata “il dialetto è servito”

Un tripudio di cultura, folklore e buona cucina.

Il Presidente Bensi, coadiuvato come sempre da Nicoletta e supportato organizzativamente dalla ditta Sarazzi (più che una famiglia un brand), ha confezionato un meeting che meriterebbe ben altro rilievo mediatico di quello che può dare il nostro sito.

Un meeting apertosi all’insegna dell’epos omerico con una coppia di aedi d’eccezione: Daniela Borri e Silvano Ragozza, che hanno rivisitato alcuni classici della letteratura in chiave vernacolare tra l’ilarità e l’apprezzamento dei presenti.

I due esimi professori scuseranno lo scrivente se non verrà restituita nella forma originale la performance che hanno confezionato, ma ancor più ostico del greco m’è parso il dialetto ossolano, talché tentar di riprodurlo a meschina figura condurrebbe.  

E dunque: affiatati e con spiccato senso del ritmo comico, Daniela e Silvano hanno trasformato Menelao nell’archetipo di un sovrano imbelle, sposato ad una civettuola Elena insoddisfatta del ménage di coppia.

L’assedio alla città di Ilio è poi proseguito con il bisessuale Achille il quale, barcamenandosi tra l’amicizia con Patroclo e quella con la bella schiava Briseide, finisce per perdere entrambi.

“Vietato mangiare fagioli” pare fosse la condizione sine qua non posta ai valorosi guerrieri che entrarono nella pancia del cavallo di legno.

E proprio colui che l’inganno del cavallo aveva ideato sarà il protagonista della seconda parte dell’epos dialettale.

Ulisse, o Odisseo che dir si voglia, sembra che per fare ritorno a casa l’abbia presa decisamente alla larga; e mentre a Itaca Penelope filava al telaio, l’astuto crocierista a ben altri telai pare si sia dedicato nel decennio che gli occorse per ritrovare la “diritta via”.

Smarrimento che, ci hanno ricordato Daniela e Silvano, ha coinvolto anche l’Alighieri del canto V davanti alla confessione degli amanti per antonomasia a causa di quel libro “galeotto”.

Meno cólta, invece, la badessa del Boccaccio, la quale venne còlta con in testa le brache del prete.

Nella seconda parte della serata è stato dato risalto al folklore ossolano nella sua espressione sartoriale.

Presentate e commentate con dovizia di particolari da Alessia Sarazzi hanno sfilato sul palco della Noga alcune signore lions (e non) con indosso i costumi delle principali valli: Formazza, Vigezzo, Anzasca – Macugnaga, Antrona; e di alcuni centri del Piano: Domodossola, Trontano, Masera.

Alessia Sarazzi ha, infine, letto una poesia di Armando Tami dal tono dolce-amaro, dedicata proprio all’abito femminile ossolano e alle mani che un tempo l’hanno confezionato, ma il cui ricordo – oggi –  si stempera nella naftalina.

weserve

Lions Club Domodossola
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Presidente Cesare Bensi