15 Mag Inter meeting con Lions Oberwallis – Torre di Varzo
Il salvataggio del tunnel del Sempione – Incontro con gli storici Paolo Crosa Lenz e Andrea Pozzetta.
Per il tradizionale inter – meeting con il Lions Club Oberwallis, il Presidente Bensi ha dato appuntamento ai soci alla stazione ferroviaria di Varzo.
La scelta non è dipesa da una mera questione logistica – gli amici vallesani, infatti, arrivavano in treno – ma da una più nobile motivazione: rievocare il salvataggio del tunnel del Sempione ad opera di un commando partigiano il 22 aprile 1945.
Un’operazione bellica tra le più rilevanti della storia resistenziale italiana, che ha avuto tra i protagonisti il garibaldino Giuseppe Bensi, papà del nostro presidente.
Accolti dal sindaco di Varzo – nonché socio – Bruno Stefanetti, la comitiva si è recata presso la Torre del capoluogo divedrino dove gli storici Paolo Crosa Lenz e Andrea Pozzetta hanno intrattenuto i presenti con una interessante digressione sul Sempione.
Ad agevolare la comprensione da parte degli amici vallesani ci ha pensato Matteo Minoggio, profondo conoscitore della lingua tedesca avendo vissuto la sua gioventù in Austria accanto al papà Stefano ed alla mamma Giovanna Lucchini.
Dopo un breve – ma sentito – preambolo da parte del Presidente Bensi, ha preso la parola Paolo Crosa Lenz, il quale ha “riassunto” la millenaria storia del Sempione, soffermandosi sui secoli medievali e moderni, quelli in cui la strada ed il passo hanno conosciuto la maggior fortuna commerciale e strategica.
Dai 6000 colli trasportati a dorso di mulo nel 1362, al prezioso salgemma commerciato dall’impresa del barone Stockalper a metà del Seicento, fino all’ardimentoso passaggio dei soldati francesi, al comando del Generale Bethancourt, all’alba del secolo XIX.
Il secolo che trasformerà un accidentato percorso da affrontare a dorso di mulo nella prima strada carrozzabile delle Alpi, concepita da Napoleone “pour faire passer les canons” e divenuta, invece, porta di accesso “pour la belle Italie”.
E poco importa se una strada romana attraverso il Sempione – come sosteneva lo storico De Vit – non è mai esistita; quello che conta è che alla carrozzabile si affiancherà, cento anni dopo, il tunnel ferroviario, costruito per consentire il passaggio di un nuovo tipo di quadrupedi…stavolta a vapore.
Andrea Pozzetta, invece, ha focalizzato il suo intervento sugli eventi bellici che portarono alla nascita del fenomeno resistenziale in Italia e sui rapporti che quest’ultimo intrattenne sia con l’intelligence anglo – americano che con quello elvetico.
Con la vicina Svizzera, in particolare, questi rapporti erano già consolidati grazie al sostegno fornito da diverse organizzazioni elvetiche, sempre pronte ad aiutare i transfughi, sia che si trattasse di antifascisti italiani o prigionieri anglo americani.
Fu la stessa Croce Rossa svizzera a soccorrere l’Ossola “affamata” durante i “40 giorni di libertà” e ad organizzare – dopo il ritorno dei nazifascisti – il corridoio umanitario che avrebbe offerto rifugio a centinaia di bambini nel “paese del pane bianco”.
In merito al focus della conferenza, Pozzetta ha ricostruito nei dettagli gli eventi che portarono al salvataggio del Sempione; a cominciare dall’ordine diramato dal comando germanico di fare “terra bruciata” – in caso di ritirata – distruggendo tutte le infrastrutture strategiche.
Dal novembre ’44, dunque, trentadue tonnellate di esplosivo vennero stipate all’interno del casello n.12 presso la stazione di Varzo.
Ad accorgersene per primi furono gli elvetici: un ferroviere ticinese ed un capitano dell’esercito, i quali informarono gli anglo americani che, a loro, volta, coinvolsero la sezione milanese del Corpo Volontari della Libertà.
Si decide, dunque, di intervenire, anche perché è ormai evidente che il crollo della Germania nazista è solo questione di tempo.
Il CVL affida il compito di pianificare l’operazione di salvataggio al Comando Zona Ossola ed in particolare alla 2^ divisione Garibaldi “Redi” di cui fanno parte Ugo Scrittori, Serafino Zani e Giuseppe Bensi.
Il piano prevede di isolare la Valle Divedro, neutralizzare le sentinelle e rimuovere l’esplosivo per poi incendiarlo.
All’operazione parteciparono anche fiancheggiatori e fiancheggiatrici, come la staffetta Giuseppina Rattazzi che da Crevola trasportò all’interno di fiaschi di vino l’acetone con il quale venne poi incendiato l’esplosivo; ed il panettiere di Varzo, Aldo Rogora, che custodì i fiaschi con il liquido fino al loro impiego.
Alle 4:30 del mattino del 22 aprile 1945 il tunnel del Sempione poteva dirsi salvo.
Un falò come non si era mai visto illuminava la Valle Divedro, quasi l’alba avesse fretta a sorgere quel giorno.
La serata è proseguita convivialmente presso il ristorante Ca’ del Vino.
Lions Club Domodossola
Massimo Gianoglio addetto stampa
Info: 347 990 4294 – press@lionsdomodossola.it
Presidente Cesare Bensi
